Il fenomeno cosiddetto dell'Hikikomori si è iniziato a diffondere in Giappone verso la metà degli anni 80, quando da noi era una parola senza senso. Tuttavia in breve tempo si è allargato a macchia d'olio, arrivando prima nel resto dell'Asia e in America e poi in Europa. In Italia, ormai da tempo si discute del cosiddetto «isolamento sociale volontario» e sono stati fatti diversi studi a riguardo. Secondo un recente studio, pubblicato su Nature nel gennaio 2025 e condotto dal CNR, il 10% degli adolescenti italiani si troverebbe in una condizione di estremo ritiro sociale. La suddetta indagine mira a scoprire quanto il periodo di isolamento obbligatorio dovuto al Covid abbia influenzato la paura relazionale degli adolescenti.
Lo studio condotto dal CNR
Lo studio condotto dal CNR ha scatenato una discussione accesa da parte dell'Associazione Hikikomori Italia che contesta il campione utilizzato (ragazzi dai 14 ai 19 anni) e il termine «adolescenti» usato, dato che il campione esclude tutti i ragazzi e le ragazze della Scuola Secondaria di Primo Grado.
Tuttavia, ci sono dati che l'indagine mette in chiaro e che sono incontrovertibili. Il CNR ha individuato tre diverse sotto categorie sociali nell'ambito della sua ricerca le «farfalle sociali», gli «amico-centrici» e i «lupi solitari». La prima racchiude giovani che presentano maggiori competenze socio-relazionali, con frequenti interazioni faccia a faccia, sia con gli amici che con i propri genitori e parenti. La seconda identifica quei ragazzi che hanno una cerchia di amici, ma non parlano con i famigliari. Infine, la terza rappresenta quei giovani che hanno poche relazioni sociali dirette, sia con gli amici che con il proprio nucleo parentale. Lo studio evidenzia anche come «i lupi solitari» siano più che raddoppiati nello spazio di soli tre anni, ovvero tra il 2019 e il 2022, passando dal 15% a quasi il 40%. In questa categoria rientra una sotto-categoria chiamata pre hikokomori, ovvero, quei giovani che non incontrano i propri compagni, al di fuori dell'ambito scolastico.
Il legame tra amusement e hikikomori
Recentemente si è tenuta una conferenza stampa sull’amusement organizzata alla Camera dalle principali associazioni di settore. In quest'occasione, Elisabetta Benedetti, ricercatrice del CNR, ha portato l’attenzione sul fenomeno crescente dell’isolamento sociale volontario tra gli adolescenti e sulla correlazione con comportamenti problematici legati al gaming e al gioco d’azzardo. Come ha spiegato la dottoressa Benedetti «i nostri dati ci dicono che circa il 2% dei ragazzi ha sperimentato periodi di isolamento sociale superiore ai sei mesi, mentre un ulteriore 10% si isola per periodi più brevi ma significativi.» La Benedetti ha sottolineato anche come «Il 16% degli studenti presenta un profilo di gaming problematico e quasi il 5% ha un profilo di gioco d’azzardo problematico, nonostante sia proibito ai minori». Secondo il parere della studiosa: «questi fenomeni sono strettamente correlati e in aumento, anche per le caratteristiche immersive e coinvolgenti dei videogiochi moderni.»
Tuttavia, la Benedetti sottolinea come il gioco non deve essere visto come un male. La sua idea è infatti quello di allargare «il gioco senza vincita in denaro alle famiglie». Questa proposta servirebbe a creare una maggiore interazione sociale e permettere ai giovani di mantenere relazioni. Il supporto dei parenti e giudicato fondamentale per combattere l’isolamento sociale. Come spiega la dottoressa Benedetti, «il gioco è da sempre un mezzo attraverso cui i giovani creano e mantengono relazioni, ma è fondamentale accompagnarlo con il dialogo familiare, il supporto parentale e la creazione di spazi sicuri e aperti dove possano socializzare.»
Dunque, il gioco se ben incanalato, potrebbe aiutare i giovani ad uscire da quella situazione di «paura relazionale» in cui molti di loro sono finiti.